“Convivere con un leone”, tratto da “Voltati, Guarda, Ascolta”: una campagna nazionale per dare voce alle donne con tumore al seno metastatico.

Convivere con un leone

Non sono arrabbiata con il Leone o con gli altri. Non è la rabbia che domina questi anni, perché la mia malattia è dovuta a qualcosa di me che si è trasformato e sono convinta che mi abbia portato un importante messaggio: godere intensamente di ogni istante della vita nel migliore dei modi. I sentimenti che prevalgono in me, emersi dopo la diagnosi, sono l’empatia assoluta nei confronti degli altri, la compassione, intesa come comprensione e vicinanza umana nel senso pieno del termine e la gratitudine. Certo, ho avuto giorni brutti ma a pensarci bene non sono stati la maggioranza. Credo di aver assaggiato veramente in questi anni quello che chiamiamo il senso della vita. Credo anzi di esserci dentro. E la colpa o il merito è di quel ruggente e feroce tumore al seno che mi ha colpito quattro anni fa. Un tumore che mi ha tolto la possibilità di pensare ad un futuro lontano ma che mi ha permesso di pensare molto meglio al presente, che è l’unica vera dimensione in cui tutti viviamo. E il mio leone, con tutta la sua involontaria cattiveria, mi ha fatto capire che devo circondarmi solo di chi mi ama veramente. Il leone che è in me mi ha aiutata a tagliare i rapporti che erano secchi, che non mi davano energia vitale a me necessaria. La mia malattia mi ha anche obbligato a fare i conti con le parti più oscure di me. Le avevo intraviste ma non le avevo mai affrontate prima. Ora so combatterle con tutta la mia forza, perché la verità è una sola: se guardi in faccia una bestia, nessuna bestia ti farà più paura. Il mio leone non mi dà scampo e certe volte sono sopraffatta dalla sua violenza. Ma ormai, quando torna, riesco anche a sorridergli, perché so che lui ha paura come ce l’ho io. Ha paura di essere sconfitto. “Kivuli, vieni qui, non avere paura. Voglio solo accarezzarti, lo so che non sei un leone qualunque”. Si, e mentre scrivo queste righe, in questo preciso istante, immagino di sorridere di fronte a lui. E forse anche lui, a suo modo, con i suoi occhi senza umanità, si lascia andare ad un attimo di leggerezza. 

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