Il potere terapeutico del sorriso

“Una vasta letteratura si occupa dei modi del sorriso, sia come espressione della forza vitale e voce delle emozioni che come galateo sociale o strategia empatica. In talune tradizioni diviene via per iniziati nella ricerca dell’armonia interiore e di una vita illuminata. Nei contesti di cura, valica i confini del linguaggio e comunica sentimenti, alleggerisce il dramma, accoglie l’altro e nel creare relazioni distrae dal dominio del male. Rischiara il viso e lo sguardo e come l’abbraccio, apre alla fiducia. Sorridere a noi stessi e di noi stesso, è un saggio modo di prendersi cura della vita ed abitare il mondo di gentilezza, nel parlare una lingua che non ha bisogno di alfabeti. “Un giorno senza sorriso”, diceva Chaplin, “è un giorno perso” e viene allora da domandarsi perché sorridiamo così poco in questa nostra civiltà? Forse la mortificazione dell’essere è diventata pervasiva al punto da privarcene? Sorridere sinceramente alla vita è talvolta l’esito del travaglio interiore di coloro che hanno lasciato il magma del negativo, dopo averlo a lungo abitato e sofferto: “Ciò che mi pareva amaro mi fu convertito in dolcezza dell’anima e del corpo”, dice San Francesco, che ben sapeva cosa significava accogliere anche la sofferenza come uno dei transiti del traversare, così come sapeva che il nostro sorriso sincero cela in sé una forza enorme. Ritrovare il sorriso muta la prospettiva in una rivoluzione di sguardi che ci fanno più umani nel riconsegnarci a ciò che ci appartiene. Nei percorsi di malattia, oltre a sviluppare un po’ di autoironia, aiuta a coltivare l’amore per se stessi e quando, pur nella difficoltà, riusciamo a sorridere, può essere più fausto anche l’esito delle cure.” (Mario Soliani)