La linea verticale

La linea verticale

“Luigi poggia il vassoio con i caffè sul desk della caposala, poi fa qualche passo ed entra nella stanza di Costa. Il prete è sdraiato e non dice nulla. Luigi gli va incontro, prende una sedia, si siede accanto al suo letto e poi tutto d’un fiato: metterci la testa, non si sa cosa vuol dire. Mettere la testa per guarire. Significa concentrarsi? Significa rimanere calmi? Oppure significa cambiare completamente vita: ma in quale direzione? Significa diventare vegani? Fare nuoto? Oppure fare finta di niente e andare avanti come se la malattia non ci fosse? Io non lo so. So che voglio uscire da qui perché voglio godermi tanti minuscoli pezzi di vita. Potrei elencarli come in quella bellissima poesia di Borges: “per il mare, che è un deserto risplendente” “per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio” “per il coraggio e la felicità degli altri” ” per le alte torri di San Francisco e di Manhattan” “per le strisce della tigre” “per lo splendore del fuoco, che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico”. Ma tutte queste cose tu già le sai. E’ per questo che io voglio uscire da qui. Voglio uscire ed andare a conquistare, con tutte le forze, quello che c’è là fuori. 

Io sono contento di stare qui. Prima di ammalarmi, mi ritenevo indistruttibile ma se devo essere onesto la mia vita non girava bene e se mi fossi ascoltato di più forse avrei sentito che qualcosa non andava. La malattia è arrivata in maniera esplosiva e deflagrante, ha cambiato tutto ed anche se è difficile dirlo, ha cambiato tutto in meglio. Mi ha aperto gli occhi, la testa, il cuore. 

Ora ho nuovi desideri: voglio essere centrato, voglio stare in piedi, voglio vivere in asse su una linea verticale. Non voglio avere paura, perché la paura ti mangia e non serve a niente. Voglio pagare le tasse con gioia, perché un ospedale pubblico mi ha salvato la vita senza chiedermi nulla in cambio. Voglio guardarmi intorno e voglio vivere tutto quello che è possibile, con generosità e vitalità. Questo tumore mi ha salvato la vita. Senza questo tumore, sarei senz’altro morto.

Una zanzara si poggia sul braccio di Luigi e lo punge.. Luigi la guarda. 

“Mi ha punto”, dice incredulo e Peppe “la zanzara mi ha punto”. 

“Lo sai che vuol dire?” dice Peppe.

“No”, dice Luigi.

“Vuol dire che sei guarito”, dice Peppe.

Luigi con abiti civili, pantaloni lunghi e camicia, accompagnato da Elena, esce dalla stanza e percorre il corridoio appoggiandosi a lei. Poi prova a camminare da solo. Lei sorride, lui sorride ma è affaticato. Attraversa il corridoio reggendosi alla sbarra che corre lungo il muro. 

La Dott.ssa Borghi affianca Luigi ed Elena. “Lo vedi?”, chiede a Luigi. “Un passo alla volta?”, dice Luigi. “Si, un passo alla volta, letteralmente”. 

Quando ho saputo di avere un tumore sono morto all’istante. E poi, da quel momento, ogni minuto trascorso, ogni ora, giorno, mese, è stato sorprendente ed inaspettato. E’ stato un dono, come un morto a cui si dice: puoi vivere ancora, non si sa quanto, ma puoi vivere ancora. Basta fare un passo alla volta”.